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Emergenze planetarie e metodo scientifico.

di Erio Tosatti, ricercatore e professore emerito Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, (SISSA) Trieste. Responsabile dei programmi e già direttore a.i., Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) Trieste.

Dopo la pace e la salute, priorità immediate, eterne e irrinunciabili, il mondo deve vedersela con altri problemi che stanno diventando vere e proprie emergenze, fra loro anche collegate.  All’osso, le conosciamo tutti: il clima (con connessa desertificazione), l’acqua, e l’energia.  Nella foga di estrarre dalla terra non solo tutto quello che consideriamo indispensabile, ma letteralmente tutto quanto possa produrre profitto immediato, stiamo riducendo il pianeta in ginocchio.  Visto con gli occhi di chi ha la mia età ed è nato e cresciuto in campagna, il peggioramento della natura è semplicemente impressionante. Un altro pianeta — e non certo migliore. Rispetto a queste emergenze (ad ogni emergenza, in questi tempi di coronavirus) è importante porsi domande e capire cosa fare, e non solo al livello di governi e amministratori, ma prima di tutto da parte di noi individui, persone, cittadini.

Io, fisico e ricercatore anziano nel campo della fisica teorica della materia, non ho competenza tecnica specifica in nessuno di questi temi di emergenza (anche se confesso che, fossi giovane oggi, mi piacerebbe indirizzare le mie ricerche in uno di questi campi). Ho naturalmente opinioni molto precise sulla pace, la salute, il clima, l’acqua, e l’energia. Ma non starò qui a spifferarvele, perché non ho l’autorità scientifica e tecnica per farlo. Ci sono al mondo troppi chiacchieroni, e ancor più creduloni. Ho invece, sia per formazione, sia per aver studiato problemi tutta la vita, sia per aver creato e diretto gruppi e istituti di ricerca, una qualche verità da insegnare sul metodo. E questa, la vorrei condividere.

Il metodo, l’unico metodo da considerare secondo me valido per capire le cose, è il metodo scientifico.

Il metodo scientifico consiste nel credere solo a ciò che è verificato dai fatti e dalla logica, e soprattutto nel non credere a nulla che non abbia resistito dopo essere stato messo in dubbio in tutti I modi possibili. Nel metodo scientifico il dubbio è sacro e fondamentale. Non c’è invece posto per la chiacchiera da bar, né per lo schieramento calcistico/politico da una parte o dall’altra, e nemmeno – importante realizzarlo – per la “democrazia”. Non si decide a maggioranza come distinguere fra una cosa giusta e una balla: né con un voto né con una delibera di autorità politiche, religiose, magistratura, o chiunque altro.

L’autorevolezza, non l’autorità, è solo ed esclusivamente scientifica.

Così come tutti sappiamo che per decidere come fare un impianto solare, o come si aggiusta una macchina, o come si coltiva una pianta, dobbiamo dar retta a chi ha l’esperienza e quindi l’autorevolezza tecnica per farlo, tanto più sui grandi temi e le grandi emergenze bisogna affidarsi al metodo scientifico ed agli scienziati che lo mettono in pratica. Se, sfidando i chiacchieroni, più o meno interessati e con loro anche i media pervasivi che danno loro voce, ci affidiamo di più al metodo scientifico e chi lo pratica, ci avvicineremo a capire davvero i problemi e chi e cosa ci potrà aiutare a risolverli.

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