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Dopo la Brexit e prima di COP26.

La politica sul clima del Regno Unito.

Il Regno Unito fuori dall’UE sta cercando di colmare i vuoti legislativi conseguenti dal non avere più la normativa di riferimento europea. Al di là degli accordi commerciali, che devono ancora essere concordati, una delle maggiori preoccupazioni è la tutela dell’ambiente.

Nonostante il Governo esprima la volontà di un programma molto ambizioso per l’ecologia, almeno un quarto dei cittadini britannici teme non sia così. L’atteggiamento del legislatore in fatto di ambiente si è dimostrato fin’ora altalenante, il modo in cui il disegno di legge integra le normative ambientali nel diritto è molto più debole dei trattati che disciplinano le norme dell’UE e non conferisce loro lo status giuridico.

Nelle intenzioni del disegno di legge ci dovrebbe essere il rispetto delle linee guida dell’OMS, per quanto riguarda le polveri sottili, e i limiti imposti dovrebbero essere ancora più severi delle attuali norme dell’UE ma non è stata fissata una data per il raggiungimento di questo scopo rendendo, di fatto, l’impegno privo di significato.

Ancora più preoccupante è l’assenza della clausola di non regressione pertanto, in futuro, i ministri potrebbero indebolire i limiti dei livelli di PM10 e non sentirsi in obbligo di eguagliare gli standard dell’UE stabiliti dal Green Deal.

La scelta di tenere la ventiseiesima Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (Cop 26) a Glasgow, dal 9 al 19 novembre 2020, potrebbe essere l’occasione per portare il tema del clima protagonista nell’agenda del Governo britannico e che possa indurlo a fare chiarezza sugli impegni futuri anche se il rimpasto di Governo, recentemente nominato, lascia dei dubbi.

Alok Sharma, nominato presidente della Conferenza sul clima Cop26, ha più volte mostrato scarso interesse per l’emergenza climatica prima di assumere la funzione di segretario per lo sviluppo internazionale nel luglio scorso. Ha usato il termine “clima” solo sei volte in parlamento, e solo in due di queste occasioni ha avuto qualcosa di sostanziale da dire sulla crisi. Sharma è stato presente a 13 voti che riguardavano questioni climatiche e ambientali ma ha votato positivamente solo su due di queste.

Attendiamo COP26 per capire quale sarà la posizione reale del Regno Unito post Brexit sperando che sia vero l’assunto per cui al clima non importa dei confini ma ai confini dovrebbe importare del clima.

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